Cultura

Memoria, politica e informazione

Le riflessioni del giornalista Piero Badaloni nel seminario di "Cercasi un fine".

30/01/2012
di Laura Lanzolla


Foto: ©

Sabato pomeriggio si è tenuto l'incontro con Piero Badaloni organizzato dall'associazione Cercasi un Fine, introdotto da don Rocco D'Ambrosio.

L'evento ha preso luogo nell'affollato auditorium del liceo Leonardo da Vinci di Cassano, grazie all'ospitalità della preside Tina Gesmundo.

La notevole eloquenza del giornalista Badaloni, che accompagnava i suoi discorsi con marcati gesti delle mani e seguiva con lo sguardo il pubblico, veniva accolta volentieri dagli spettatori, che sono intervenuti con dettagliate osservazioni.

Badaloni ha proiettato un suo recente documentario che raccoglieva i tre concetti che conducevano l'intero dibattito: memoria, politica, informazione.

L'affermato giornalista ha iniziato rispolverando alcuni suoi ricordi in ambito lavorativo ed umano, per poi passare a notizie più recenti che sorprendono e spesso passano inosservate: l'ignoranza dei ragazzi sull'olocausto (un giovane tedesco su cinque non conosce ciò che è avvenuto nei campi di concentramento ad Auschwitz), l'intento da parte di alcune fazioni politiche di rinnegare ciò che è stato e ciò che è.

Più nello specifico, nel suo reportage è partito da uno degli esempi più clamorosi che ci offre la storia: la dittatura di Francisco Franco, una delle più durature in Europa, e le sue ripercussioni nella memoria collettiva del popolo spagnolo.

Essendo stato un inviato Rai a Madrid per molto tempo, Badaloni ha avuto l'occasione di raccogliere testimonianze e mettere in evidenza inchieste “scomode” come quella del giudice Garcon.

Ha analizzato tutti gli aspetti della questione, riportando il punto di vista repubblicano come quello franchista.

Numerose erano le interviste ai nipoti che rivendicavano il diritto di riavere le salme dei propri parenti uccisi brutalmente, come quella di Emil, nipote del primo desaparecido risalente al 1936, che raccontava come per le donne dell'epoca fosse difficile andare avanti senza un marito e un regime che “rubava” loro tutto ciò che possedevano, persino i figli.

Fra tutte le vittime di queste brutalità, ce n'è uno che si studia ancora oggi: lo scrittore Federico Garcia Lorca, la cui nipote Laura racconta alla telecamera come il suo corpo sia ancora sotto terra, nelle fosse comuni.

Ovviamente oltre ad essi, contano anche i fatti, contano i più di 133000 desaparecidos, le 2000 fosse comuni, i 5000 rinvenuti e catalogati, i 1800
bambini tolti alle proprie madri e rivenduti.

E sono numeri approssimativi, per difetto, di cui probabilmente non si conosceranno mai le cifre esatte.

Badaloni le riporta così come sono, e ci tiene a precisarlo, perché la verità storica oggettiva ed indiscutibile è negli archivi e non nella critica storica. Tuttavia mette in risalto anche gli aspetti positivi, quei barlumi di volontà che acconsentono a far chiarezza e che giungono dopo molto tempo; forse troppo in ritardo? E perché ci si pensa solo adesso? E' la politica ad aver voluto dimenticare? O le persone? E l'informazione dov'era? Dov'è? Domande che si susseguono e a cui è difficile rispondere, che nascono più si entra nel vivo
della storia e si moltiplicano nel confronto con il pubblico che offre ancora nuovi spunti di riflessione.

<<Controllando politicamente le testate, l'informazione diventa politica.>> dice Badaloni, dichiarando la necessità di mezzi di comunicazione validi.

Arrivate le sette e un quarto, si aveva la sensazione che si potesse continuare per un'altra ora, ma il discorso si è dovuto concludere con la più sentita speranza che il sistema partitocratico ed insidioso che è l'attuale politica trovi delle vie adatte per la formazione del cittadino italiano, europeo e del mondo.

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