Dati sui quali la comunità dovrebbe fare una seria riflessione

Scommesse, Superenalotto e "Gratta e Vinci", ecco quanto spendono i cassanesi

I dati raccolti dall'Agenzia delle Dogana e dei Monopoli per i primi sei mesi del 2017

Cronaca
Cassano martedì 05 giugno 2018
di La Redazione
Gioco d'azzardo
Gioco d'azzardo © n.c.

Quanti soldi spendono i cassanesi tra slot machines, gratta&vinci, superenalotto e scommesse?

Il dato lo fornisce il “Sole 24 Ore”, che nei giorni scorsi ha pubblicato i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli relativi ai primi sei mesi del 2017. Un periodo nel quale, complessivamente, gli italiani hanno puntato oltre 37 miliardi di euro.

Nella prima parte dell’anno scorso nel nostro comune i giochi d’azzardo hanno raccolto ben 5.512.999, 21 euro.

Questo significa che ogni residente del nostro Comune ha puntato in media 373,10 euro.

La stima, non avendo ancora i dati definitivi di tutto l'anno, porta ad un dato di oltre 11 milioni di euro all'anno "bruciati" dal gioco d'azzardo a Cassano e una puntata pro-capite di oltre 700 euro.

La città più "spendaccion"a della provincia di Bari risulta Casamassima, dove gli abitanti hanno puntato in media 1766,50€ a testa durante il primo semestre del 2017.

La seguono Sammichele di Bari (1136,48 euro) e Putignano (1050,84 euro).

Nel Comune di Bari invece la puntata pro-capite si ferma a 736,03 €: per il gioco d’azzardo nel capoluogo di Regione un incasso di quasi 240 milioni di euro nella prima parte dell’anno scorso.

Ad Altamura la raccolta è di oltre 39 milioni, per una puntata pro-capite di 555 euro.

A Santeramo il gioco d’azzardo ha raccolto oltre 17 milioni, per una puntata a cittadino di circa 637 euro.

Ad Acquaviva, sempre per rimanere nell’ambito dei Comuni limitrofi, ogni cittadino ha puntato circa 563 euro, per una raccolta totale di oltre 11 milioni.

Come sottolinea il "Sole 24 Ore" occorre una precisazione.

Le cifre si riferiscono alla raccolta, ovvero a tutti gli euro che vengono puntati.

Ed è composta dalla spesa, ovvero dai soldi che gli italiani hanno effettivamente sborsato per giocare, e dalle vincite ripuntate.

Un esempio può servire a chiarire: diciamo che si acquista un gratta&vinci da 1 euro, si gratta e si vince 1 euro. Si decide quindi di reinvestirlo in un altro tagliando, che però questa volta non è vincente. In un caso come questo, i contatori dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli segneranno 2 euro come raccolta (il costo dei due biglietti), 1 euro come spesa (la somma effettivamente uscita dal portafoglio del giocatore) e 1 euro di vincita (per quanto sia stata reinvestita).

Si tratta in ogni caso di dati sui quali la comunità locale dovrebbe avviare una seria riflessione.

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