Francesco Pugliese
di Francesco Pugliese
rubrica del 25 giugno 2010

Franco Angiulo ed il linguaggio improvvisativo

La sua esperienza per la promozione della cultura musicale

Tra i musicisti cassanesi più rinomati, tra quelli con più esperienza, tra quelli che continuano a valorizzare la musica ed a diffonderla nei giovani, con straordinaria passione e dedizione.

Franco Angiulo, cassanese doc, con una vita dedicata alla musica ha trovato espressione attraverso più strumenti tra i quali trombone, tromba, chitarra, basso e banjo. Come ogni musicista ha incamerato un proprio linguaggio musicale, jazzistico o improvvisativo, come meglio lui lo definisce, in cui l’assoluto spontaneismo e la libera circolazione di idee e suoni divengono il carattere determinante. Il processo improvvisativo è effimero e transitorio, all’interno di una fase di movimento, rappresenta un atto del soggetto di creazione istantanea in cui difficilmente riusciamo a riconoscere delle costanti che si dilata in qualsiasi ambiente di spazio e tempo. Il musicista, però, ha una padronanza dell’improvvisazione: la pensa, la studia e la pratica come essenza costitutiva di un’espressione artistica che diviene spesso non solo forma artistica privilegiata ma anche suo vissuto reale. Alcuni pensieri ritengono «l’improvvisazione pura è probabilmente la forma più radicale del rifiuto della scrittura e, suo tramite, della stessa nozione di opera», in quanto l’artista «concepisce la musica sulla base dell’ispirazione del momento» (Jhoanne Rivest).

Diplomato in trombone e musica jazz al conservatorio “N. Piccinni” di Bari, comincia la sua carriera suonando in formazioni di musica da camera, e collaborando con diverse orchestre lirico-sinfoniche. Nel 1990, si iscrive e frequenta per due bienni consecutivi, i corsi di perfezionamento nell’ambito della musica jazz e contemporanea, organizzati a Matera, dall’ass. Zetema ed Onjx, sotto la guida del M° Bruno Tommaso. Contemporaneamente comincia la propria attività concertistica con diverse formazioni jazzistiche; suona con la Dolmen Orchestra, la Mediterranea Orchestra, Canto General. Numerose sono le sue partecipazioni a festival nazionali e le sue collaborazioni con importanti musicisti internazionali: John Surman, Steve Lacy, Glenn Ferris, Tim Berne, Luis Sclavis, Michel Godard, Gianluigi Trovasi, Roberto Ottaviano, Dave Liebman, Michael Mosmann, Bob Mintzer, Enrico Rava, Paolo Fresu. Da diversi anni è componente stabile della Jazz Studio Orchestra diretta dal maestro Paolo Lepore con la quale svolge intensa attività musicale.

Quello che il M° Franco Angiulo rappresenta lo esprime in questa breve ma interessante intervista, dopo numerosi concerti, viaggi, esperienze ed avventure musicali.

Franco, sei stato maestro di noi giovani musicisti cassanesi, anche per il grande Gaetano Partipilo che ha scoperto la passione per il jazz suonando in giro con te. Come ti senti in questo ruolo?
Certo sono lusingato, nel senso che mi fa piacere di aver fatto quello che ho fatto, perché divulgare, portare a conoscere i ragazzi delle diverse realtà musicali è un’opera di sensibilizzazione culturale che qualsiasi musicista dovrebbe fare. Io sono stato sempre propenso a trasmettere quelle che sono state le mie stesse esperienze e mi fa enorme piacere, naturalmente, quando sono recepite; anche nel caso di Gaetano, sono contento di aver suscitato in lui quell’interesse che lo ha portato, sviluppando con il suo studio le sue conoscenze, ad affermarsi nel mondo della musica jazz ad altissimo livello. Pur non vivendo più a Cassano, tutt’oggi cerco sempre momenti di incontro nell’ambito musicale con gli altri giovani a cui ti riferisci per suonare e con i quali è bello confrontarsi.

Come si è sviluppata la tua carriera musicale?
Dopo aver fatto le prime esperienze nel mondo della musica classica, prima ancora di conseguire il mio diploma di strumento, attraverso molti ascolti ho maturato la passione per il jazz. La determinazione di entrare in questo mondo l’ho acquisita con i seminari di musica jazz del M° Bruno Tommaso che all’epoca si tenevano a Matera. In quell’esperienza ho avuto l’opportunità di approfondire il linguaggio jazzistico, contemporaneo e quella di entrare in contatto con tutti i maggiori esponenti pugliesi di quel momento come Gianni Lenoci, Felice Mezzina, Nicola Pisani ed altri. Da quel momento si è estesa la voglia di formare dei gruppi per suonare, fino alla costituzione dell’orchestra Meridiana, dove c’erano anche altri noti musicisti come Roberto Ottaviano, Vittorino Curci e lo stesso Gaetano Partipilo. Successivamente con l’ingresso nella Jazz Studio Orchestra di Paolo Lepore, con la quale suono tuttora, ho avuto la possibilità di suonare con i grandi esponenti del jazz internazionale.

Qual è il genere che più ti appartiene? Come e quando l’hai scoperto?
Il mio “genere” è il linguaggio jazzistico, o meglio, il linguaggio improvvisativo, quello che non è legato solo al jazz, ma è esteso anche a tutti gli altri generi musicali; esso ti permette di spaziare attraverso molti generi e ti permette di avere una base musicale molto solida. Ho suonato ed attualmente mi esprimo attraverso la musica brasiliana, la musica popolare, la musica etica, il blues, il funk e tutti gli altri derivati. A tutto questo ci sono arrivato con lo studio attraverso il diploma di jazz in Conservatorio e soprattutto con l’esperienza, suonando in giro con tanti artisti: questa è la scuola più importante.

Quali viaggi o esperienze, se ci sono state, e quali artisti ti hanno maggiormente ispirato?
L’esperienza determinante è stata il soggiorno di 4 mesi a Chicago, la patria del Blues, dove ho avuto la possibilità di suonare con alcuni artisti e musicisti del luogo, confrontandomi direttamente con loro, e quella di fare alcuni workshop con il trombonista Ray Anderson. Lui è stato uno dei miei principali idoli musicali, al quale mi sono ispirato ed al quale come trombonista si avvicina il mio stile. Altri principali artisti che mi hanno influenzato sono sicuramente Miles Davis, Charles Mingus e John Coltrane.

Cosa pensi si possa fare per accrescere la cultura musicale di Cassano?
Questa è una domanda da 200 milioni di dollari! Sicuramente c’è bisogno che la classe politica che amministra, non solo dia maggiore spazio alla cultura musicale, ma deleghi alle persone competenti la sua diffusione. Un’eventuale programmazione culturale ed artistica deve essere curata da una persona illuminata che possa anche unire le menti artistiche dei musicisti del luogo, permettendo loro di esprimersi e confrontarsi soprattutto con le altre realtà musicali. Solo così si cresce. Importante è dunque affidarsi a gente professionista, persone che vivono di musica e ne hanno fatto la loro ragion di vita ed il loro mestiere. Per smuovere il livello culturale del paese non deve passare come culturale un evento che non lo sia davvero, mettendo da parte tutto quello che avviene attualmente nel mondo dello spettacolo televisivo. Purtroppo è colpa di questa televisione commerciale perché la gente non conosce davvero le tante realtà musicali, che per essere apprezzate, evidentemente, vanno prima diffuse.

Data la tua grande esperienza, cosa puoi suggerire ai musicisti che hanno intrapreso il percorso musicale?
Il consiglio è quello di non perdersi mai d’animo, perché riuscire ad esprimersi ad alti livelli è molto difficile; attualmente poi gli spazi soprattutto al sud non sono numerosi ed è importante ribadisco, in tutti i campi ed anche in quello musicale, fare esperienza. E’ fondamentale la passione, la determinazione ed il grande spirito di sacrificio, senza perdere di vista il fatto che la musica è un’arte esaltante con la quale ci si deve essenzialmente divertire. Importante è essere onesti con se stessi, capire i propri limiti e quello che si è in grado di esprimere.

Hai realizzato già qualche tuo sogno? Quali sono i tuoi progetti futuri?
Il mio sogno era quello di continuare a vivere facendo musica. Così è andata, essendo a contatto giornalmente con la musica nell’insegnamento di tromba e trombone nella scuola secondaria ad indirizzo musicale e cercando, ancor oggi, di far nascere nelle nuove generazioni la passione per la musica. Per i progetti futuri, quello che mi preme molto nell’immediato è riuscire ad affermarmi con la “Fanfara Populara” fusa ad “Assurd”, un gruppo vocale composto da 4 coriste, per unire la cultura popolare pugliese con quella napoletana in un progetto chiamato “Officina popolare”. Questo ha già avuto un buon riscontro anche all’estero con alcuni concerti in Albania e spero che il lavoro si possa concretizzare anche dal punto di vista discografico.

A conclusione di questo percorso, spero personalmente, come il M° Franco Angiulo insegna, di aver sollecitato l’interesse per la cultura musicale e di aver contribuito, in qualche modo, con la rubrica “Music Hall” alla diffusione e valorizzazione della musica, in un processo di conoscenza delle realtà e degli artisti professionisti ed in un percorso di educazione per stimolare la crescita musicale e culturale del nostro paese.

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«C’è bisogno che la classe politica che amministra, non solo dia maggiore spazio alla cultura musicale, ma deleghi alle persone competenti la sua diffusione»
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