Il rapporto

Traffico illegale di pneumatici: in Puglia mercato florido

A dirlo è il rapporto nato da un progetto promosso da Legambiente in sinergia con i consorzi Ecopneus, EcoTyre e Greentire e le associazioni Confartigianato, CNA, Airp, Federpneus e Assogomma

Attualità
Cassano martedì 21 gennaio 2020
di La Redazione
Pneumatici stop
Pneumatici stop © Bitontolive.it

Il traffico illegale di pneumatici, in Puglia, costituisce uno dei mercati più floridi sul fronte degli illeciti ambientali. Illeciti che si manifestano a tutto tondo: dalla filiera della compravendita di pneumatici nuovi e usati alle attività di ricambio, riparazione e riuso, passando per la raccolta, gestione e smaltimento degli pneumatici a fine vita, ossia i PFU.

A dirlo è il rapporto I Flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia dell’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia, presentato oggi al Ministero dell’Ambiente.

Un lavoro durato due anni e mezzo e nato da un progetto corale promosso da Legambiente in sinergia con i consorzi Ecopneus, EcoTyre e Greentire e le associazioni di categoria Confartigianato, CNA, Airp, Federpneus e Assogomma.

Centrale nell’attività dell’Osservatorio è la piattaforma di whistleblowing (www.CambioPulito.it) riservata agli operatori partner del progetto, dove confluiscono le segnalazioni degli illeciti raccolte in modo diretto o indiretto e con la garanzia della massima riservatezza.

Secondo il rapporto ogni anno vengono immessi illegalmente nel marcato nazionale da 30 a 40mila tonnellate di pneumatici, per un mancato versamento del contributo ambientale per la raccolta e riciclo di 12 milioni di euro ed evasione dell’IVA pari a circa 80 milioni di euro, cui si lega inevitabilmente un’esposizione al rischio di abbandono nell’ambiente di pneumatici fuori uso.

361 le segnalazioni raccolte dalla piattaforma Cambio Pulito nel periodo che va da giugno 2017 – mese in cui è stata attivata – a dicembre 2019. Di queste, 290 denunce sono in corso di valutazione, 37 in sospeso, 34 quelle chiuse. La Puglia è tra le regioni con il maggior numero di illeciti, terza nella classifica regionale con 25 segnalazioni, dopo Campania (77) e Lombardia (51). Gran parte delle segnalazioni deriva da violazioni delle regole del commercio, della libera concorrenza e del mercato del lavoro. Dati da ricondursi alla vendita, soprattutto on line, di pneumatici nuovi senza pagamento di Iva e/o contributo ambientale, alla commercializzazione di gomme nuove e/o usate non in regola, ai furti di gomma e successiva ricettazione, al riciclo illegale di PFU. In base a recenti indagini della Polizia di Stato, un gommista su quattro opera fuori norma e circa uno su dieci non è regolarmente iscritto alla Camera di Commercio. Si tratta di operatori privi di privi di titoli e autorizzazioni.

«Siamo di fronte a un trend in crescita, che impoverisce gommisti e rivenditori onesti che operano nel pieno rispetto delle regole – ha dichiarato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – Il rapporto dell’Osservatorio è stato fondamentale per dare tracciabilità a un fenomeno in espansione, che è necessario contrastare aumentando i controlli soprattutto sui movimenti transfrontalieri. Molte delle inchieste ad oggi svolte hanno infatti riguardato i traffici internazionali di pneumatici fuori uso e sono numerosissime le discariche illegali di PFU individuate in Puglia. I pneumatici dovrebbero essere unicamente risorsa da valorizzare. Attraverso i PFU, seguendo il circuito virtuoso del riciclo, si ottengono materie prime seconde che le imprese green utilizzano per la produzione di nuovi materiali e per costruire campi da calcio, asfalti, aree gioco per bambini e così via. Basti pensare che 22mila chilogrammi di polverino di gomma di pneumatici arrivati a fine vita, grazie a innovativi impianti di trasformazione, diventano 1,5 chilometri di asfalto».

Secondo il rapporto dell’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia, le principali tipologie di illeciti segnalati riguardano la compravendita di PFU in nero, il montaggio/smontaggio di pneumatici in modo irregolare, la compravendita – soprattutto online – di pneumatici nuovi in evasione totale di Iva o contributo ambientale, l’import di penumatici e successiva distruzione della relativa documentazione di trasporto, la compravendita di pneumatici non regolari secondo la normativa europea e internazionale, l’esercizio abusivo della professione di meccanico, i furti di pneumatici e PFU e susseguente ricettazione, la raccolta di PFU non regolari o parzialmente regolari, i furti di PFU con corruzione del trasportatore.

Le segnalazioni inoltrate da Legambiente ai Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, a seguito delle denunce pervenute alla piattaforma (ottobre 2017-luglio 2019) hanno riguardato in totale 136 aziende, di cui 126 italiane e 10 estere. La Puglia registra 10 società segnalate, terza nella classifica dopo Campania (50) e Sicilia (11). Circa il 35% delle ispezioni effettuate dai Nuclei operativi dell’Arma ha avuto riscontro positivo attraverso sanzioni.

Grazie alle segnalazioni raccolte dagli operatori dell’Osservatorio, la piattaforma Cambio Pulito si è rivelata uno strumento utile per fare luce sulle zone d’ombra della filiera della compravendita e smaltimento irregolari di pneumatici nuovi e usati, con l’obiettivo di contenere il fenomeno.

Significativi gli illeciti in Puglia evidenziati. Per evasione fiscale, a dicembre 2018 la Guardia di Finanza ha sequestrato circa un milione di euro a un gommista pugliese con punti vendita a Maruggio e Taranto, a cui sono riconducibili altre due società intestate a prestanomi. A gennaio 2019, invece, l’inchiesta Pit Stop coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia ha portato all’arresto del titolare di un’azienda di Cerignola (Fg) operante nel settore della vendita di pneumatici, che avrebbe evaso il fisco per oltre 30 milioni di euro. Inchiesta durata due anni e che ha permesso di individuare un intreccio di società operanti nella vendita di pneumatici, riconducibili tutte al titolare dell’azienda arrestato. Ma dietro la compravendita illegale di pneumatici e PFU c’è spesso la mano della mafia, cui è da ricondursi ad aprile 2018 uno dei sequestri più importanti effettuati dall’antimafia sul territorio di Brindisi, dove i carabinieri hanno dato esecuzione alla confisca di beni per 800.000 euro appartenenti a un residente di San Marzano di San Giuseppe (Ta), che comprendevano una società di rivendita pneumatici. Una delle segnalazioni raccolte giunge dalla zona di Bari ed evidenzia uno smaltimento costante di circa 1.000 PFU al mese, evadendo l’Iva e il contributo ambientale.

Come evidenziato anche dal rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, in Italia gomma e PFU sono tra le tipologie di rifiuti più interessate dai sequestri effettuati dai funzionari doganali e dalle forze di polizia lungo le nostre frontiere. Si tratta di flussi illeciti fatti transitare via mare-container, dove i PFU - interi o frantumati senza alcuna precauzione - vengono fatti passare come semplici pneumatici usati o come avanzi di gomma. Ci sono le rotte di piccolo raggio - frutto di alleanze tra piccoli operatori del settore - e le rotte transoceaniche dai grandi numeri. Nel solo 2017 sono ben 85 le tonnellate di PFU sequestrate, il 15,4% dei rifiuti sequestrati (rapporto Ecomafia 2018).

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