Lo studio di un ex studente del nostro Liceo, ora ricercatore “post doc” presso il prestigioso Dipartimento di Studi Storici dell’Università di San Marino

Celato per secoli torna alla luce l'Aiace di Sofocle: la scoperta del ricercatore Lorenzo Sardone

Il 30enne ricercatore cassanese mette insieme i frammenti di un antico papiro conservato nella Biblioteca Universitaria di Gent in Belgio

Cultura
Cassano giovedì 04 febbraio 2021
di Gianni Spina
Il ricercatore cassanese Lorenzo Sardone
Il ricercatore cassanese Lorenzo Sardone © n.c.

È rimasto celato per secoli, ma lui lo ha riportato alla luce.

Il tragico “Aiace” di Sofocle è tornato a far sentire il suo lamento, grazie al lavoro paziente di Lorenzo Sardone, 30enne ricercatore cassanese dell’Università di San Marino, che lo ha fatto riemergere da un antico papiro quasi dimenticato.

Quel prezioso reperto - parte del Fondo Bidez (che comprende oltre 60 testi recuperati in Egitto all’inizio del secolo scorso), conservato dal 1927 nella Biblioteca Universitaria di Gent in Belgio - era completamente “muto”.

Nessuno, nel tempo, era riuscito a mettere insieme quei frammenti e a decifrare quella particolare “scrittura libraria”.

C’è riuscito Lorenzo Sardone, ex studente del nostro Liceo, cresciuto all’ombra delle nostre colline e ora ricercatore “post doc” presso il prestigioso Dipartimento di Studi Storici dell’Università sammarinese, guidato dallo storico e intellettuale barese Luciano Canfora (rettore Corrado Petrocelli, a lungo a capo dell’ateneo di Bari), dopo aver completato gli studi universitari (compreso il dottorato) alla Sapienza di Roma.

Sfruttando le moderne tecnologie a disposizione della ricerca storica e le sue competenze in Papirologia e Paleografia greca (particolarità: il greco lo ha studiato da autodidatta), Sardone non solo ha datato il reperto, ma facendo combaciare i tre frammenti che lo compongono è riuscito a ricostruire la sequenza del testo.

Il papiro risale al VI secolo dopo Cristo e il testo che vi è vergato da uno o più ignoti scriba del primo millennio, riporta i versetti 444 e 454 della tragedia dedicata da Sofocle ad Aiace, eroe omerico, scritta circa dieci secoli prima

Un testo forse a disposizione di uno studente dell’epoca o più probabilmente di un erudito egiziano, interessato alla cultura greco-latina, nonostante l’avanzata imperiosa di quella araba.

«Un “libro” in sostanza – ci spiega Sardone –, che per il tipo di scrittura è stato molto probabilmente comprato in un mercato: la scrittura è particolare, molto canonizzata, da “atelier di copia e di vendita di libri”».

Insomma, siamo molto probabilmente di fronte ad un’opera acquistata in una “libreria” dell’epoca.

Questione che rimarrà probabilmente irrisolta è capire a che “forma” appartiene questo libro. «Nell’Egitto greco-romano – ci spiega Sardone - esistono due forme di libro: il rotolo e il codice, che è la forma moderna. Per il materiale a disposizione è molto difficile capire a che forma appartiene questo testo».

Anche se su questo punto sarà impossibile fare pienamente luce, quella di Lorenzo Sardone rimane una scoperta importante, anche perché il «numero di reperti sofoclei riemersi dalle sabbie dell’Egitto – spiega Sardone nell’articolo scientifico che illustra il suo studio, pubblicato sulle riviste specializzate - è alquanto modesto». E infatti il suo lavoro ha avuto una certa risonanza internazionale.

E di successi per Sardone se ne preparano certamente altri: ad aprile per Edipuglia arriverà in libreria una sua monografia su Demostene.

E continua, ovviamente, la sua “investigazione” sui papiri, come una dolce ossessione: «Le sorprese della Storia - dice - non finiscono mai». Di sicuro la ricerca scientifica può contare sul “detective giusto” per scovarle a vantaggio della Cultura.

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I commenti degli utenti
  • Tina Gesmundo ha scritto il 04 febbraio 2021 alle 17:16 :

    Mi pregio di averlo avuto come alunno “adottivo”.Splendido esempio di brillante studio e di amore per la cultura .Sono felicissima! Rispondi a Tina Gesmundo