Il riconoscimento

Il "Premio Mario Rossani 2020" alla memoria del maestro Donato Stano

L'annuncio della Fondazione "Albenzio Patrino di cultura e cooperazione europea"

Cultura
Cassano sabato 30 ottobre 2021
di La Redazione
L'insegnante cassanese Donato Stano
L'insegnante cassanese Donato Stano © n.c.

Il prossimo 5 novembre sarà conferito alla memoria di Donato Stano il "Premio Mario Rossani 2020" a cura della Fondazione "Albenzio Patrino di cultura e cooperazione europea".

Questo il programma della cerimonia annunciato dal Presidente della Fondazione Francesco Giustino:

5 novembre 2021 - Ore 17,30 Sala Consiliare del Comune di Cassano delle Murge

  • Saluto istituzionale di apertura da parte della Presidente del Consiglio Comunale, Avv. Antonella Gatti
  • Saluto introduttivo da parte della Presidente Onoraria della Fondazione, Prof.ssa Antonia Patrino
  • Prolusione e relazione introduttiva a cura del Prof. Luca Gallo (chairman)
  • Contributi e schegge di memoria da parte di personalità, allievi, colleghi dell’Ins. Donato Stano
  • Prolusione e messaggio a cura della famiglia (Prof. Giovanni Stano)
  • Conferimento del Premio Rossani 2020 alla memoria dell’Ins. Donato Stano (1920-2012)
  • Annuncio del conferimento del Premio Rossani 2021, a cura della Fondazione
  • Saluto istituzionale di chiusura da parte del Sindaco

La Fondazione raccomanda la puntualità e il rispetto scrupoloso delle normative sanitarie in vigore (mascherina, distanziamento, igiene delle mani.

La biografia di Donato Stano

Donato Stano, scomparso nel 2012, ha rappresentato una personalità singolare quanto emblematica nel novero dei cassanesi che contribuirono – nel corso del novecento - a creare una coscienza democratica nella comunità e ad innalzarne il livello di qualità del dibattito culturale.

Emblematica perché condivise questo sforzo, questa passione e questo impegno con altri amici, colleghi, concittadini, immergendosi in un dialogo civile, animato da grandi ideali (a volte molto diversi per genesi e per prospettive) ma rispettoso e attento, alla ricerca di punti in comune e nel nome del bene comune. Una classe di intellettuali – non sembri fuori luogo definirli così, anche se proprio Donato Stano non sarebbe stato d’accordo, schivo com’era ad ogni accenno di gloria – operosi nelle loro professioni o mestieri quanto avvezzi al pensiero ed alle idealità, di cui oggi si sente la mancanza.

Personalità molto nota, interpretava la sua presenza in comunità solo e soltanto come presenza attiva, mai distratta, con una inclinazione speciale per l’allargamento dei diritti a chi non ne aveva ma anche per il richiamo ai doveri per ognuno: la diffusione della cultura diventava il primo vettore, il più potente, per esprimere la sua idea di giustizia sociale. E declinava questa sua indole - razionale e ferma quanto dialogante – innanzitutto nel cantiere che lo ha visto protagonista per tutta la sua vita professionale: la scuola, luogo in cui il suo rigore, esplicito e conclamato (quasi proverbiale e per certi versi … “spartano”), faceva da copertura ad una umanità che poi si disvelava lentamente, nel tempo, quando gli allievi – ormai grandi e, anche grazie a lui, protagonisti della vita sociale - lo rendevano orgoglioso.

Ma fu anche personalità singolare in quanto i principi propulsori germinarono in lui a seguito di un’educazione al rigore e dalla partecipazione ad uno degli eventi più drammatici per la storia del Paese: la campagna di Russia, rovinosa avventura del regime fascista, ove fu inviato all’età di 19 anni e da cui fu reduce, sempre memore di tutti i suoi compagni alpini che, nella stragrande maggioranza, vi persero la vita. Forse fu l’esperienza più formativa della sua vita, quella che lo spingeva ad essere sempre presente ed anzi soggetto attivo nelle cerimonie di ricordo dei Caduti, fiero della sua appartenenza al Corpo delle “penne nere” e patriotticamente consapevole del suo dovere – parola chiave! il dovere - di testimoniare.

Nondimeno, in un tutt’uno con la professione di insegnante e con l’identità di reduce e soldato, offrì alla comunità la sua passione politica: fu consigliere comunale ed amministratore pubblico, sempre presente nel dibattito politico – ispirato ai grandi ideali anche in una piccola comunità – di quegli anni. Funzioni pubbliche rivestite con onore, con rispetto, con sobrietà e alla ricerca di ogni avanzamento possibile nelle condizioni date: mai parole o azioni inopportune conscio di essere un rappresentante istituzionale, sempre attento alle ragioni delle controparti, guadagnandosi rispetto e considerazione in tutte le sedi e da tutti gli interlocutori.

Il ricordo di questa personalità normale e straordinaria oggi non può che tradursi in alcuni interrogativi per ognuno e per tutta la comunità: siamo capaci, rimanendo persone normali, di valorizzare e seguire esempi straordinari? La parola Patria è desueta o è attuale? Vi è ancora in noi qualche germe di quella fermezza dialogante del “maestro Stano”, come affettuosamente lo ricordano ancora tutti, riconoscibile nel vivere ed interpretare con sobrietà la propria missione civica o anche solo semplicemente il ruolo di cittadini? Che idea abbiamo del nostro dovere? Ci nutriamo di ideali o ci serviamo di essi? Si tratta di una generazione ormai passata (o da consegnare) alla storia oppure è una storia che ci riporta alle nuove generazioni?

Il premio “alla memoria” ha proprio lo scopo di suscitare questo genere di interrogativi in tutti.

(Francesco Giustino, Presidente)

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