La “fanciullaccia” che vien dalla campagna

A cura di Chiara Cannito

Cassano - sabato 24 aprile 2021
Nigella damascena
Nigella damascena © Mirella B. Campochiaro

Tra marzo e aprile, nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, vi può capitare di fare un incontro “artistico”: se fate attenzione ai bordi della strada potreste incontrare una “fanciulla” assai intrigante dall’aspetto, respingente all’apparenza e che nel nome - damigella scapigliata - ricorda la famosa e bellissima Scapigliata di Leonardo da Vinci. E avranno pensato proprio a lei, alla ragazza dai capelli scompigliati, nel rinominare questo fiore il cui nome scientifico è Nigella damascena: deriva dal latino nigella (diminutivo di nigra) con riferimento al colore nero dei semi, e dall’aggettivo damascenus, che richiama il paese di provenienza, Damasco. 

La nigella, nota anche con il nome di fanciullaccia, appartiene alla famiglia delle ranuncolaceae: il fusto eretto o ginocchiato alla base è striato e glabre, le foglie basali hanno un contorno lineare-spatolato, le foglie cauline presentano lacinie capillari di 1,5 cm mentre quelle inserite immediatamente sotto il fiore formano un intricato groviglio di lunghe lacinie capillari.  Sono queste insieme a un involucro di foglie lineari bratteiformi che circondano il fiore a conferire proprio il nome al genere Nigella.

Il fiore è unico, di diametro dai 3 ai 4 cm, presenta petali spatolati di colore azzurro con lembo ovale e peduncolo lungo. I nettàri sono scuri, numerosi poi gli stami con filamenti eretti e le antere. I frutti corrispondono a cinque follicoli protetti in una capsula ovoide. L’habitat del fiore della nigella comprende campi incolti e aridi, vigneti, bordo dei sentieri, fino a 800 m. Cresce in quasi tutto il territorio italiano, è molto comune nella fascia mediterranea e sub-mediterranea, piuttosto rara nella Padania e Alpi.

Questa pianta, citata nella Bibbia, era conosciuta al tempo degli antichi Romani e i suoi usi sono attestati nella medicina tradizionale orientale. In India il suo uso pertiene la cucina e la medicina mentre in Europa è stata utilizzata fino al XVII secolo. I suoi semi contengono un alcaloide tossico, la “damascenina”, che conferisce alla pianta numerose virtù, ovvero proprietà emmenagoghe (cioè ci si riferisce alla capacità di far defluire il sangue nell’area pelvica e nell’utero) quindi afrodisiache, toniche, narcotiche. Veniva usata in passato per mitigare le emicranie, il mal di denti, i dolori mestruali. Per uso esterno i semi polverizzati sono stati usati per facilitare gli starnuti e liberare il naso mentre nella pratica domestica, i semi vengono tuttora posti nella biancheria per tener lontani tarme ed insetti. L’aroma gradevole lo ha reso un aromatizzante per gelati, liquori, confetti o anche focacce, tradizione ancora presente nella gastronomia medio-orientale e indiana.

È un fiore dal fascino misterioso, di quel mistero che connota la bellezza delle donne orientali. Come per tutti gli altri fiori, evitate di coglierlo e contemplate il suo incanto portandovi alla sua altezza. Ne resterete estasiati!

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I commenti degli utenti
  • Scettico ha scritto il 24 aprile 2021 alle 14:18 :

    Quanta IPOCRISIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA io che oh consumato una vita tra i sentieri della MURGIA(maiuscola) Rispondi a Scettico

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